Che cosa è la produzione biologica?

L’agricoltura biologica è un metodo di produzione agroalimentare a basso impatto ambientale e rispettoso del benessere animale, regolamentato per la prima volta a livello comunitario nel 1991 con il Reg. 2092/91. Questo regolamento è stato sostituito nel 2007 con il Reg. 834/2007 per l’agricoltura biologica e il Reg. 889/2008 quale disciplinare tecnico di attuazione, recentemente modificato dal Reg. di esecuzione UE 2018/1584

Il Reg. 834/2007 definisce la produzione biologica come

“un sistema globale di gestione dell’azienda agricola e di produzione agroalimentare basato sull’interazione tra le migliori pratiche ambientali, un alto livello di biodiversità, la salvaguardia delle risorse naturali, l’applicazione di criteri rigorosi in materia di benessere degli animali e una produzione confacente alle preferenze di taluni consumatori per prodotti ottenuti con sostanze e procedimenti naturali.”

Come riportato nel Reg. (UE) 834/2007, l’agricoltura biologica si basa sui seguenti principi:

  • Progettazione e gestione dei processi biologici fondate su sistemi ecologici che impiegano risorse naturali interne ai sistemi stessi;
  • Limitazione dell’uso di fattori di produzione ottenuti per sintesi chimica in casi eccezionali. L’uso di prodotti fitosanitari, concimi e ammendanti è ammesso solo se tali prodotti sono stati autorizzati per essere impiegati nella produzione biologica;
  • Mantenere e potenziare la vita e la naturale fertilità del suolo tramite rotazione pluriennale delle colture, comprese leguminose e altre colture da sovescio, e la concimazione con concime naturale di origine animale o con materia organica, preferibilmente compostati, di produzione biologica;
  • Mantenere la stabilità e la biodiversità del suolo e prevenirne la compattazione e l’erosione mediante tecniche di lavorazione del terreno e tecniche colturali idonee;
  • Ridurre al minimo l’impiego di risorse non rinnovabili e di fattori di produzione di origine esterna;
  • Riciclare i rifiuti e i sottoprodotti di origine vegetale e animale come fattori di produzione per le colture e l’allevamento;
  • Tener conto dell’equilibrio ecologico locale o regionale per le scelte produttive;
  • Tutelare la salute delle piante mediante la scelta di specie appropriate e di varietà resistenti ai parassiti e alle malattie e mediante appropriate rotazioni delle colture, metodi meccanici e fisici e protezione dai parassiti;
  • Vieta l’impiego di Organismi Geneticamente Modificati (OGM).

Rispetto ai vari comparti agricoli, la diffusione del biologico nel comparto olivicolo-oleario è stata e rimane davvero notevole. A ciò si ricollega anche una rapida e continua espansione della domanda di olio biologico.

Per essere definito biologico, un olio deve rispettare regole precise che interessano tutti gli stadi di lavorazione, dalla coltivazione degli olivi all’imbottigliamento dell’olio. Le olive devono provenire da agricoltura biologica, mentre la lavorazione deve essere separata da quella delle olive ottenute da coltivazione convenzionale. Anche la fase di imbottigliamento ed etichettatura è regolata da norme ben precise.

Il Dipartimento del Ministero che ha competenze nella tutela e nella valorizzazione della qualità dei prodotti è il Dipartimento delle politiche competitive, della qualità agroalimentare, ippiche e della pesca (DIPQAI). Nello specifico l’ufficio che si occupa di agricoltura biologica è il PQAI IAgricoltura biologica e Sistemi di qualità alimentare nazionale e affari generali” della Direzione generale per la promozione della qualità agroalimentare e dell’ippica (PQAI).